Cosa c'è dietro un voto?

Da Cosentino a Fabozzi, l’ombra dei Casalesi sulla nostra cara città litoranea…

L’ombra della camorra sulla nostra città è ormai legata a delle dinamiche che vengono  dall’esterno e dall’alto delle cupole decisionali. Lo Stato non è riuscito ad essere tale quando un sindaco è stato  costretto a dimettersi pur di non cedere a “compromessi” tra la giunta e le forze appartenenti all’universo dell’ “antistato” ed evitare così un ignobile scioglimento del Comune. Era il sindaco del riscatto del centro-destra, legato al progetto liberale di Forza Italia e al partito di Fini, Alleanza Nazionale, che vantava un parlamentare ed ex ministro eletto più volte nel nostro collegio, l’ On. M. Landolfi. Il coordinatore cittadino della compagine berlusconiana, Giuseppe Valente, ricopriva in quel periodo, il ruolo di massimo dirigente del consorzio Ce 4. Quando scoppiò lo scandalo legato all’inchiesta per il Processo Eco 4, il coordinatore in questione  vi fu coinvolto, pagando in seguito anche con il carcere, le numerosi accuse tra cui quella di aver predisposto un appalto costruito ad hoc per l’ATI dei fratelli Orsi. Il pentito Gaetano Vassallo, definì il boss F. Bidognetti “il Buscetta dei rifiuti” perché nell’affare era palese la mano del clan dei Casalesi. Sembra storia di un secolo fa, eppure l’inchiesta è ancora in corso e non è nostra intenzione esprimere giudizi sui politici imputati soltanto sulla base del corso inquisitorio.

Il giustizialismo è spesso un’arma sterile e demagogica che incanta le platee, ma non arriva al cuore delle questioni. Le inchieste sono materia dei Pm, ma l’analisi delle responsabilità politiche e culturali devono, per forza di cose, essere ad appannaggio  dei cittadini. Passata la tempesta mediatica relativa al Processo Eco 4, cambiate le diciture dei partiti, gli uomini restano e fanno il corso delle cose. L’on. Cosentino, coinvolto in diverse inchieste tra cui quella recentemente pubblicizzata dai media nazionali, “Il principe e la scheda ballerina”, e che in passato si è avvalso del suo status di parlamentare,  è ancora saldamente il Coordinatore campano del Pdl. Questo vuol dire che tutte le decisioni del partito, in questi anni, sono passate, per forza di cose, per le mani di un cittadino per il quale la Giustizia Italiana ha chiesto la detenzione. Non è intenzione di alcuno marchiare la sezione locale del Pdl di drammatici e ignobili appellativi, ma occorre avviare un ragionamento politico inerente allo spaventoso silenzio che ha accompagnato la notizia dell’ultima inchiesta sull’ On. Cosentino. Non la solita cantilena giudiziaria, ma una riflessione che interessi l’economia e lo stato di una crisi che ha attaccato tutti i settori produttivi. L’accusa mossa a Cosentino,riguarda il progetto del centro commerciale “Il Principe”, che sarebbe dovuto sorgere a Villa di Briano con un investimento di alcuni imprenditori vicini, per l’accusa, al clan dei Casalesi. Per trovare i necessari otto milioni di euro, alcuni imprenditori vicini al Clan si sarebbero rivolti al parlamentare del Pdl. Nicola Cosentino avrebbe pressato i funzionari di un Istituto bancario di Roma per la concessione del fido, che però è stato di fatto bloccato perché la documentazione  presentata risultava essere irregolare. In un tempo scandito da un atteggiamento incomprensibile degli istituti bancari e del ricorso tragico all’usura da parte di tanti nostri concittadini, appare davvero irrituale il silenzio dei dirigenti locali del Pdl. Ad essi, Mondragone non  chiede una riflessione giudiziaria, ma politica.

Qual è il modello di economia costruito dal coordinatore del partito di militanza? La trasparenza delle regole che governano i processi del settore produttivo è soltanto una parola chiave ed è questo il motivo che più di tutti inibisce un reale sviluppo di Terra di lavoro. Qual è il modello politico teorizzato dall’ On. Landolfi, che difende a spada tratta Cosentino, continuando ad investirlo del titolo di perseguitato ? Evidentemente la ragion di partito conta più di quella della nostra terra, così i due pezzi grossi del Pdl restano saldamente attaccati alle rispettive poltrone e ci guidano, dall’alto e con arroganza, verso un rilancio “legalitario” e democratico. Nelle fila del centro-sinistra cittadino, il silenzio appare ancora più incomprensibile. Una parte dei responsabili locali del PD, si affidò, durante le ultime elezioni regionali,  alla prestanza politica dell’ex sindaco di Villa Literno, E. Fabozzi, assicurando al Democratico una cosa come 600-700 voti.  Il Consigliere Regionale, oggi nel Gruppo Misto ma eletto per il PD anche con i voti dei mondragonesi, che ignari ed in buona fede hanno seguito l’indirizzo dei capitani di ventura, è stato arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. L’ ex sindaco di Villa Literno, secondo le indagini, avrebbe stretto un patto con il clan dei Casalesi, in particolare con il gruppo capeggiato dal boss D. Bidognetti, per procurarsi appoggi elettorali in cambio di appalti. Tenendo conto del fatto che lo stesso Fassino decanta inspiegabilmente “il partito di Pio La Torre” come quello che organizza convegni e manifestazioni contro le mafie, ci sorge un dubbio: se all’epoca dei fatti l’onorevole in questione era già sotto inchiesta, come mai il Pd ha optato per la candidatura di una persona iscritta nel registro degli indagati per fatti così gravi? Ebbene, quella parte dei dirigenti cittadini del PD che ha sponsorizzato Fabozzi, imita allegramente il centro-destra con un lungo ed imbarazzante silenzio. Emerge con forza, poi, il dato relativo agli interessi personali del Consigliere Regionale, che risulta essere  socio maggioritario con quota nominale di 17.000,00 euro, nell’impresa denominata “Gruppo CA.SA. s.r.l.”, una realtà immobiliare proprietaria di diversi fabbricati a Mondragone. Questi dirigenti di destra, di sinistra e di centro che da decenni scandiscono i tempi dell’azione amministrativa nostrana, evidentemente, ignorano la semantica della responsabilità politica e fanno leva su una borghesia sonnolenta ed incapace di esprimere un’idea di città seria, un’idea che rifiuti le mani poco pulite del camorrismo economico.

Terra di Lavoro gioisce per l’arresto del boss Zagaria, ma i referenti politici dei Casalesi, continuano ad amministrare la gestione dell’economia territoriale con il beneplacito anche dei dirigenti politici mondragonesi, che per questioni di partitismo esasperato o di interessi personali e di carriera, non esprimono alcun dissenso. Mondragone occupa una posizione geografica strategica per il flusso dei capitali e degli interessi dei Casalesi. Non è un caso se tra i beni sequestrati in seguito ai provvedimenti ablativi relativi all’inchiesta Il principe e la ballerina, siano annoverati quelli appartenenti a  Alfonso Letizia, imprenditore di Casal di Principe, che oltre a possedere ben 14 fabbricati nella città costiera e nei centri ad essa limitrofi, opera, da imprenditore, nel settore delle cave. Economia, politicismo esasperato e malaffare, sono il pane più fragrante per le associazioni criminali. Non basta avere la fedina penale pulita per ritenersi estranei al meccanismo mafioso. I politici che intendono gestire una realtà come quella mondragonese, infatti,  dovrebbero essere pronti a tutto, anche a porsi contro gli alti dirigenti dei partiti di militanza. Il problema è che la camorra fa i soldi e i soldi fanno i voti, per cui anche i politici con la fedina penale pulita sono ben attenti a non mettere ostacoli a questa tragica conquista del West.

Fonti a sostegno dell’articolo: 
- www.camera.it
– Doc. IV, n. 5-A-bis Comunicato stampa del 15 novembre 2011 “operazione Favola”, Guardia di Finanza,Comando Provinciale Caserta.
– Comunicato stampa della DDA, Tribunale di Napoli, 15 novembre 2011.
- www.ansa.it
– LEFT – AVVENIMENTI.