Intervista alla donna che ha avuto il coraggio di denunciare il pizzo a Mondragone

Abbiamo intervistato una donna conosciuta durante la prima manifestazione che il Comitato “Verso il 19 Luglio” ha organizzato e gestito a Mondragone. Il 19 luglio 2011, infatti, il nostro movimento si presentò alla città con un sit in p.zza Falcone, nei pressi di un Supermercato che era stato giorni prima, teatro dell’esplosione di una bomba probabilmente intimidatoria. In quell’occasione, la donna che conoscemmo, ci raccontò una storia che ci colpì per due motivi. Lei, vittima dell’usura in una terra spesso omertosa e regolata da meccanismi economici talvolta sommersi, era stata in grado di denunciare quel dramma e di “liberare” tante persone dalla morsa di questa triste pratica così diffusa. Oltre a questo straordinario racconto di coraggio e amore, ci colpì, a seguito di una riflessione, la quasi totale “dimenticanza” che la nostra città ha riservato a questa persona e all’esempio di civiltà e amore che ha dato al nostro “maltrattato” territorio. Per evidenti ragioni di sicurezza, la donna, ci ha chiesto di conservare il suo anonimato nel corso dell’intera intervista.

- COME E’ FINITA SOTTO USURA? CI RACCONTI LA SUA STORIA.
Dopo la prima metà degli anni 90 mi trasferii a Mondragone con la mia famiglia. Marito dipendente pubblico e figli adolescenti. Conoscevo poche persone, e strinsi un rapporto di amicizia con una donna. Una persona con la quale iniziai ad avere una certa confidenza che man mano si fece strettissima, al punto che le confessai di avere problemi economici. Senza alcun problema, lei si offrì di aiutarmi, dicendo che avrebbe preso dei soldi all’insaputa del marito, per farmi un prestito che avrei potuto saldare pian piano e senza problemi. Dopo qualche tempo questa mia amica mi ricontattò e mi disse che il marito aveva scoperto del prestito e rivoleva l’intera somma che mi era stata prestata. Quando le dissi che non ero in grado di restituirli subito, la donna mi propose di chiedere l’aiuto di una terza, e misteriosa, persona che avrebbe coperto il mio debito se io avessi accettato di pagare, in diverse e “comode” rate, il doppio della somma che avevo preso in prestito . Tre milioni di lire più altri tre, da rendere tramite una rata mensile di 400 mila lire.

- COME RIUSCIVA A PAGARE, DATE LE PRECARIE CONDIZIONI ECONOMICHE CHE L’AVEVANO SPINTA A CHIEDERE IL PRESTITO?
I primi mesi, riuscii a pagare la rata nei tempi previsti, ma poco a poco, la copertura delle rate diventava sempre di più una chimera fino a che, fui costretta a pagare una delle rate con 15 giorni di ritardo. Mi fu detto che ogni giorno di ritardo nel pagamento, avrebbe incrementato l’interesse di 20,000 lire. Iniziò per me una vita fatta di sotterfugi, una drammatica rincorsa al tempo per sfuggire agli aumenti di spesa che ho appena descritto. Intanto, però, la somma lievitava sempre di più. In pochi mesi, il debito aveva superato i venti milioni di lire. Ed io continuavo a pagare.

- SUO MARITO ERA AL CORRENTE DI QUESTA SITUAZIONE?
No. Assolutamente no. Ero sola con i miei figli che sapevano, e nel loro piccolo mi incoraggiavano, mi sostenevano. Inventavo mille scuse e malattie inesistenti solo per racimolare quattro soldi per poter permettere ai miei familiari di avere un piatto a tavola. Mi rivolsi alla Caritas, che di tanto in tanto riusciva ad assicurarmi, in piccole proporzioni, alcuni beni alimentari, ma avevo sempre bisogno di soldi, così vendevo di tutto, dal corredo di mia figlia ai gioielli di famiglia. Ogni soldo che entrava in casa, usciva immediatamente per appagare la fame di denaro di questi sciacalli. Per far fronte al pagamento del debito, fui costretta a rivolgermi ad altre persone, che sapevo essere “usurai di professione” e che con il solito sistema, andavano ad esorbitare la quantità, già spaventosamente grande, di interessi che avrei dovuto coprire. Per saldare le rate, dovetti chiedere un prestito ad una famiglia, che gestiva un numero abbastanza significativo di situazioni legate all’usura.

- UNA SORTA DI USURA NELL’USURA? UN CIRCOLO VIZIOSO MESSO A PUNTO PER DISSANGUARE LE PERSONE, SFRUTTANDONE LA DEBOLEZZA?
Le mie condizioni non mi offrivano alternative. Accumulavo debiti su debiti e la somma lievitava giorno dopo giorno, ora dopo ora. Ero nelle mani di due gruppi di Usurai. Entrambi mi minacciavano e mi dissanguavano.

- COME ARRIVO’ A CONSIDERARE L’IDEA DI UNA DENUNCIA?
Mondragone intervista del Comitato Verso il 19 Luglio
Dopo più di un anno dal giorno in cui iniziò questo mio triste calvario, mentre mi recavo alla processione del Venerdì Santo, incontrai la mia presunta amica, quella che mi aveva tirato in questa rete chiusa e deprimente. Fu durante la Processione, che il mio cuore iniziò a ribellarsi al male che stavo subendo. Passai l’ennesima notte in bianco. Una sorta di resa dei conti con me stessa. Fu la mia “notte dell’Innominato”. Pensai a di togliermi la vita, in modo tale da liberarmi di tutto e tutti, e di liberare i miei cari. Poi ebbi una sorta di illuminazione e capii che LA MIA PAURA ERA LA LORO FORZA. Capii che non potevo andare avanti così. Decisi, che a costo delle mia stessa vita, io avrei dovuto rompere il silenzio. Meglio morire che sopravvivere. Confidai tutto a mio marito. Mi liberai del peso. E qualche giorno dopo, andai a denunciare tutto ai carabinieri.

- COSA ACCADDE?
Collaborai con le forze preposte alle indagini che accompagnarono la mia denuncia. Mi chiesero di attirare la persona che mi aveva iniziato al circuito in casa mia e nel frattempo loro vi avrebbero posto un registratore. La donna che mi fece il primo prestito ebbe il ben servito, quando in casa mia, a sua insaputa, il nastro del registratore catturò la sua “involontaria” deposizione con annesse minacce. Per quanto riguarda il secondo gruppo di usurai e cioè quelli che io ho definito “professionisti”, il mio compito era semplicemente quello di capire il posto presso il quale, erano soliti posare il libro contabile. Dopo diversi mesi, vissuti da me in uno stato di paura ed incertezza e durante i quali continuavo a versare i soldi delle rate, i colpevoli di questo feroce sistema, furono arrestati.

- IL SUO è STATO UN ATTO DI CORAGGIO, MA PERCHE’, DAL SUO PUNTO DI VISTA, SI FINISCE SOTTO LA MORSA DELL’USURA?
Il ragionamento è legato ovviamente ad una condizione economica. In alcuni periodi dell’anno, i commercianti incontrano delle flessioni delle vendite, che non trovano alcuno strumento legale in grado di ammortizzare le perdite dovute ad una sproporzione del rapporto delle entrate e delle uscite. Anche se un negozio non vende, l’esercente deve comunque coprire le tasse, e i costi di gestione. E’ chiaro, che questo meccanismo intacca maggiormente i piccoli commercianti e non le grandi realtà commerciali. Nel caso di cittadini che non hanno attività commerciali, il discorso non è molto diverso. Mantenere una famiglia, in un paese dove i redditi medi sono vergognosamente bassi, è un’impresa eroica che spesso risulta impossibile. All’epoca dei fatti, io non avevo alcun esercizio commerciale.

- CHE TIPO DI RAPPORTI HA AVUTO CON LE ISTITUZIONI CITTADINE?
[..] Quando denunciai gli usurai sotto i quali ero finita e mi presentai alle istituzioni cittadine, fui accolta inizialmente bene. Le mie condizioni economiche erano drammatiche, poiché per un certo periodo (anche per favorire le azioni d’indagine giudiziaria) avevo dovuto continuare a pagare i miei strozzini. Chiesi all’allora sindaco di Mondragone, di aiutarmi sgravando dalle mie spalle il costo dei libri per i miei figli, magari attraverso un buono (non chiesi mai soldi). Ciò che ricevetti fu un misero ed insignificante assegno e non la vicinanza istituzionale ed umana di un Primo Cittadino.

- LEI PROVO’ AD ACCEDERE AI FONDI ANTIUSURA?
All’epoca non avevo alcuna attività commerciale e purtroppo le normative di sostegno alle vittime dell’usura coprono soltanto i danni dei cittadini che posseggono un esercizio. Io spero che voi approfondiate il discorso relativo ai vulnus e alle contraddizioni della legge 108/1996 che regola le fondazioni anti-usura e soprattutto l’atteggiamento contraddittorio ed incomprensibile della Consulta nazionale delle Fondazioni antiusura.

- TORNIAMO ALLE ISTITUZIONI. LA COSA CHE CI HA COLPITO E’ SICURAMENTE IL FATTO DI NON AVERLA MAI VISTA OSPITE SU UN PALCO “POLITICO” O QUANTOMENO IN UN CONSIGLIO COMUNALE. LEI AVREBBE POTUTO PORTARE UNA TESTIMONIANZA FORTE. A NOSTRO PARERE, LEI DOVREBBE ESSERE UN ESEMPIO PER TUTTI NOI.
Cosa volete che vi dica? In città, abbiamo personaggi politici di rilevanza nazionale ai quali mi sono rivolta più volte e ciò che ho ricevuto sono dei contatti con delle Fondazioni che mi hanno offerto prestiti con delle richieste assurde. Conoscete il film di De Sica? Ieri, oggi e domani, se non hai un santo in paradiso…e poi a questi politici “d’ampio raggio” non conviene prendere una posizione netta. Ricordatevi, che il nostro territorio è umanamente ed elettoralmente vario.

- PERCHE’ SOSTIENE CHE LE RICHIESTE DELLA FONDAZIONE SIANO STATE ASSURDE?
Avrei dovuto trovare dieci persone, estranee alla mia famiglia, che garantissero per me.

- ONESTAMENTE, NON CI SEMBRA COSI’ IMPOSSIBILE..
E invece si. Quando ho denunciato l’usura, molti miei conoscenti mi hanno additata come una traditrice. Traditrice di un sistema che si nutre del sangue della gente. Ero disperata. La gente riconosce la prestanza del più forte, si affida incoscientemente ad esso e se tu provi a rompere questa sorta di catena, diventi diversa, ostile, traditrice. Il nostro male si chiama omertà.

- SECONDO LEI ESISTE UNA VOLONTA’ “ALTRA O ALTA” DI MANTENERE QUESTO SISTEMA?
Se penso al sistema bancario e al meccanismo con il quale concedono dei prestiti, sono quasi tentata a dire che l’usura sia un sistema praticato “legalmente” dalle banche. Ad ogni modo, io non so dire se lo Stato sia al corrente di quelli che sono gli indirizzi che guidano una persona verso la morsa degli strozzini. Onestamente, non so se lo Stato sia “volontariamente” o “involontariamente” complice di questa situazione, l’esperienza che ho vissuto, mi porta a dubitare della bontà di certe logiche istituzionali ed istituzionalizzate.

- A MONDRAGONE FU ISTITUITO UNO SPORTELLO ANTI-USURA-RACKET. DURO’ POCHI MESI E POI, PER VARIE RAGIONI, CESSO’ DI ESISTERE. COSA NE PENSA LEI?
Fu soltanto un inutile spot politico. Non è lo sportello in sé lo strumento in grado di garantire il sostegno a chi è vittima degli strozzini, ma le persone che vi lavorano. Noi abbiamo bisogno di persone disposte a rischiare la propria vita per distruggere questo male. Gli spot elettorali muoiono dopo brevi ed inconsistenti periodi. Noi abbiamo bisogno di fatti.

- COSA SPERA?
Io sono molto religiosa. Credo in Dio e penso che prima o poi arriverà qualcuno che dirà “basta” a tutta questa ingiustizia. Arriverà come una rivoluzione che spazzerà via questo marciume insopportabile.

Trattato sociologico sull'usura Trattato sociologico sull’usura

 

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